17/05/2012
PENTECOSTE “B”
PENTECOSTE “B”
L’IRRUZIONE DELLO SPIRITO SANTO
«Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità …» (Gv 16,3)
RITI DI INTRODUZIONE
Prima della Celebrazione:
M. Fratelli e sorelle, la prima Pentecoste cristiana, che ebbe luogo cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Cristo, fu un avvenimento decisivo per la Chiesa: è da quel giorno che data il suo inizio, sotto l’azione dello Spirito Santo. La Pentecoste è il compimento pieno della Pasqua. Segna l’irruzione dello Spirito Santo promesso dai Profeti e trasmesso da Gesù. Segna la svolta dell’umanità: una nuova creazione. La storia è animata, abitata dallo Spirito che crea la comunione di persone, di popoli, di razze nel rispetto della loro diversità. Lo Spirito Santo spinge gli uomini ad essere “convivialità delle differenze” e la Chiesa è chiamata ad esserne il segno e la profezia.
Come una ventata d’aria fresca in un luogo chiuso e stantio... Come un fuoco che si accende repentino in una stanza da tempo fredda... Come un rombo impetuoso che scuote dal sonno gli abitanti di una casa... così scenda su di noi lo Spirito del Signore. E in questa festa di Pentecoste ognuno di noi ritrovi entusiasmo e coraggio: lo Spirito spazzi via le paure che ci paralizzano, i sospetti che ci dividono, le congetture che mortificano ogni slancio.
Accoglienza:
P. Lo Spirito del Signore riempie l’universo: con grande gioia, fratelli e sorelle, lasciamo che il fuoco della Pentecoste irrompa nei nostri cuori, ci liberi dalla paura e ci doni la forza per essere testimoni della risurrezione.
Introduzione all’Atto Penitenziale:
P. Signore, nostro Dio, molte volte noi abbiamo seguito strade diverse da quelle che il tuo Spirito ci tracciava. Molte volte ci siamo lasciati guidare da desideri e atteggiamenti contrari allo Spirito. E ora ci ritroviamo davanti a te, poveri e smarriti. Accogli la confessione dei nostri peccati.
Invocazioni penitenziali:
P. Signore Gesù, anche noi ci siamo lasciati catturare dagli idoli: abbiamo sacrificato la nostra vita al denaro, o al successo, o al lavoro. Perdonaci, e cambia il nostro cuore. Abbi pietà di noi! Signore, pietà!
P. Cristo Gesù, anche noi ci siamo lasciati prendere dalle contese: abbiamo voluto prevalere, vincere, e talvolta umiliare chi era più debole. Perdonaci, e cambia il nostro modo di giudicare e valutare. Abbi pietà di noi! Cristo, pietà!
P. Signore Gesù, anche noi ci siamo lasciati tentare dal desiderio di tranquillità: ci siamo ripiegati su noi stessi, sulle nostre piccole sofferenze, sulle nostre angustie. Perdonaci, e cambia i nostri occhi perché ci accorgiamo degli altri e di te. Abbi pietà di noi! Signore, pietà!
Conclusione dell’atto penitenziale:
P. Solo il tuo Spirito, o Dio, può guarire le ferite che il male ha provocato nella nostra vita. Solo il tuo Spirito può ridarci la giovinezza del cuore. Solo il tuo Spirito può dipanare la nebbia che talora avvolge la nostra esistenza. Donaci il tuo Spirito di misericordia e allora conosceremo la tua gioia e la tua pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura (At 2,1-11):
M. L’antica festa agricola rievocava, nel popolo ebraico, l’alleanza del Sinai mediante la legge. Per noi cristiani rievoca e celebra l’alleanza di Dio nello Spirito. L’effusione dello Spirito Santo realizza quanto promesso da Gesù ai discepoli. L’annuncio del Vangelo è destinato a tutti i popoli e ricompone l’umanità dispersa nell’unica famiglia di Dio.
Salmo Responsoriale (Sal 103,1.24.29-31.34):
M. Sotto il soffio dello Spirito Santo scaturiscono a profusione i doni del Signore per gli uomini: Con gli Apostoli, con la Chiesa, con tutto l’universo cantiamo le meraviglie di Dio.
Seconda Lettura (1Cor 12,3-13):
M. Libertà e amore: ecco cosa produce l’azione dello Spirito nella vita dei cristiani. Essi non possono contare solo sulle proprie forze per vivere un’autentica sequela del Cristo. Solo se rivestiti del suo Spirito, porteranno frutti d’amore che li faranno vivere in armonia con se stessi, con Dio e con i fratelli.
Vangelo (Gv 20,19-23):
M. Lo Spirito ha il compito di ricordare Gesù, di renderlo presente, ma anche di completarlo. Egli spinge la Chiesa e gli uomini a camminare continuamente verso la verità. Le parole di Gesù nella Chiesa risuonano inondate dallo Spirito che ce le rende vive e penetranti. La nostra testimonianza è ancorata alla luce che il Consolatore ci dona per comprendere tutta la verità e lo splendore dell’amore di Dio.
Preghiera dei Fedeli:
P. Fratelli e sorelle, il dono dello Spirito a Pentecoste ridesta in noi la gioia e la speranza, dilata con la sua potenza i confini del nostro cuore e ci fa partecipi delle attese, delle speranze di tutta l’umanità.
Intenzioni per la preghiera dei fedeli:
M. Presentiamo le nostre preghiere e ravviviamo la nostra fede: «Manda il tuo Spirito, Signore!»
1. Manda il tuo Spirito e ridesta le Chiese che si sono adagiate nel compromesso e hanno dimenticato il fervore di un tempo. Scuoti le coscienze perché reagiscano alla pigrizia: colgano le sfide della nostra epoca e cerchino luce nel tuo Vangelo. Preghiamo...
2. Manda il tuo Spirito e riporta la pace tra i popoli che da troppo tempo sono dilaniati dalla guerra, distrutti dall’odio tra fazioni ed etnie. Non permettere che continui troppo a lungo la sofferenza. Preghiamo...
3. Manda il tuo Spirito e infondi nei governanti una saggezza piena di audacia. Rispettino e salvaguardino la dignità di ogni creatura. Preghiamo...
4. Manda il tuo Spirito e spazza via dalle famiglie tutto ciò che impedisce di vivere bene insieme. Fa' tornare il dialogo là dove la riconciliazione sembra impossibile. Preghiamo...
5. Manda il tuo Spirito e arricchisci i gruppi giovanili di un nuovo slancio verso te e verso i fratelli più disagiati. Preghiamo...
6. Vieni, o Santo Spirito! Noi ti chiamiamo, in unione con la Vergine Maria. Discendi su di noi come sugli Apostoli. Rafforza la nostra fede. Ravviva la nostra speranza. Rendici coraggiosi nell'annuncio del Vangelo di Cristo. Ricolmaci della tua luce e della tua forza, e guidaci verso i beni eterni, ti preghiamo...
Orazione Conclusiva:
P. Signore, il tuo Spirito ha messo sulle nostre labbra queste intenzioni che ti offriamo, fiduciosi di trovare ascolto. Insegnaci a confidare nella tua benevolenza perché in ciò che vorrai donarci sappiamo sempre riconoscere le grandi opere che compi per noi. Sii benedetto, nei secoli dei secoli. Amen.
LITURGIA EUCARISTICA
Al Padre nostro:
P. Noi non sapremmo come rivolgerci a te, se il tuo Spirito non riscaldasse i nostri cuori e guidasse le nostre labbra... Sostenuti dal tuo Spirito, insieme ti diciamo: Padre nostro...
Al Gesto di Pace:
P. La gente diceva dei primi cristiani: «guardate come si amano». Se la gente d’oggi non dice la stessa cosa di noi è perché in noi è diminuita la presenza dello Spirito Santo per nostra colpa. Prendiamo nuovo impegno oggi per togliere questa grinza che sfigura il nostro volto interiore e sentiamoci davvero amati da Dio e amici gli uni degli altri. Scambiamoci questa solenne promessa con il bacio santo della pace!
Alla Comunione:
P. È il momento di sederci alla stessa mensa e di sentirci comunità di Cristo che si lascia guidare dal suo Spirito. Preghiamo perché lo Spirito ci porti ad essere sempre più uniti e solidali. Beati gli invitati alla Cena del Signore! Ecco l’Agnello di Dio …
RITI DI CONCLUSIONE
Preghiera dopo la Comunione:
P. Come posso penetrare nel tuo mistero
e scoprire tutta la verità che è in te
e che a larghe mani hai seminato
anche in me
e nella vita di tutto il creato?
Come per vedere un pianeta nel cielo
a distanza meno lontana
ho bisogno di un telescopio
o per scoprire ciò che si nasconde
nel microcosmo
ho bisogno di un microscopio
così per comprendere la tua parola
fino ad essere da lei posseduto
ho bisogno della luce penetrante
e della guida sicura
che è il tuo santo Spirito.
Come sugli Apostoli
scenda anche dentro di me
il tuo Spirito
così che ogni incertezza sia fugata,
ogni dubbio sia annullato,
ogni scelta non sia errata
ed il mio cuore sia albergato
dalla chiarezza della tua verità
che mi fa essere ogni giorno
uomo libero
e totalmente realizzato.
Amen.
Al Benedizione:
P. Lo Spirito abita la nostra terra. Tutti gli uomini e i popoli ne sono invasi. Non possiamo essere dominati dalla rassegnazione e dalla disperazione perché la storia è pervasa dallo Spirito. E non possiamo neppure fissarci su idee o posizioni determinate perché lo Spirito è vita, mobilità, allargamento. Lasciamoci trasportare dallo Spirito per inoltrarci continuamente verso sempre nuove prospettive. Invochiamo lo Spirito Santo su di noi e sulla nostra comunità. L’Amen che pronunciamo ad ogni invocazione diventi impegno da parte nostra ad una testimonianza cristiana. Inchinate il capo per la Benedizione!
Benedizione Solenne:
P. Dio, sorgente di ogni luce, che oggi ha mandato sui discepoli lo Spirito Consolatore, vi benedica e vi colmi dei suoi doni. Amen!
P. Il Signore risorto vi comunichi il fuoco del suo Spirito e vi illumini con la sua sapienza. Amen!
P. Lo Spirito Santo, che ha riunito i popoli diversi nell’unica Chiesa, vi renda perseveranti nella fede e gioiosi nella speranza fino alla visione beata del cielo. Amen!
P. E la benedizione di Dio buono e misericordioso, Padre e X Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre. Amen!
Al Congedo:
M. Ora il Cero pasquale viene portato processionalmente al Fonte Battesimale. Il Cero verrà spento, ma Cristo risorto continua ad essere presente tra noi. Continuiamo dunque ad attingere, ogni domenica, anzi ogni giorno, alla sua luce per diventare suoi testimoni nel quotidiano. Lo Spirito di Dio conduca i vostri passi. Vi porti là dove oggi c’è più bisogno di consolazione e di soccorso. Ispiri le vostre parole. Renda delicati i vostri gesti. E faccia risplendere la gioia della fraternità in ogni casa di questa nostra comunità. Nel nome di Gesù, andate in pace, alleluja, alleluja!
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Guidati dallo Spirito
Guidati dallo Spirito
Solennità di Pentecoste
27 maggio 2012
«Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità …» (Gv 16,3)
Le letture
Messa del giorno
· Prima lettura: At 2,1-11;
· Salmo responsoriale: Sal 103,1.24.29-31.34;
· Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
· Seconda lettura: Gal 5,16-25;
· Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15.
Giunge finalmente il cinquantesimo giorno! La pienezza della Pasqua, il dono dello Spirito ha colmato il Corpo risorto di Gesù così che egli, alitando, lo può effondere sulla Chiesa, come per una nuova creazione, per la remissione dei peccati, per trarre fuori tutti dalla morte.
Se nel mistero dell’ascensione, Gesù ha introdotto la nostra umanità nella gloria di Dio, con la Pentecoste siamo resi partecipi di un prodigio non meno straordinario: lo Spirito di Dio riempie l’universo e inaugura la nuova creazione. Luca ne narra l’evento,[1] Paolo ne descrive gli effetti,[2] Giovanni, infine, parla della sua presenza e della sua azione nella vita dei credenti.[3]
La vita cristiana è vita nello Spirito di Dio. La spiritualità cristiana non è qualcosa di vago che determina un benessere fisico o psichico passeggero, ma è esperienza dello Spirito che Dio ci ha donato attraverso Gesù. La Pentecoste ha dunque una sua perenne attualità. Non solo perché non c’è assemblea liturgica in cui lo Spirito Santo non sia presente: non solo nell’ascolto della Parola e nell’esperienza dei sacramenti, ma in qualunque momento della sua vita il cristiano è e rimane “battezzato”, cioè immerso nello Spirito Santo. La Pentecoste, dunque, ci invita a riflettere anche sulla dignità che scaturisce per noi da questa presenza.
ØLo Spirito nella Chiesa nascente.
Luca apre gli Atti degli Apostoli ricordando l’ascensione di Gesù e il dono dello Spirito. Una nuova effusione è narrata anche in At 10,45 a vantaggio dei pagani disponibili alla Parola di Dio. Il medesimo dono è pure ricordato in At 11,17 dove viene collegato il tema dello Spirito a quello del «battesimo nello Spirito». Lo Spirito riassume in sé tutte le cose buone che il Padre vuole elargire ai suoi figli quando pregano:[4] è il dono per eccellenza.
Il «battesimo nello Spirito», come evidenzia Luca,[5] è situato all’inizio della vita della Chiesa, e segna l’esordio della sua testimonianza nel mondo. Questo ha un preciso riferimento al battesimo di Gesù, che aveva segnato l’inizio del suo ministero pubblico e della sua predicazione. La Chiesa continua perciò nel tempo l’opera del suo Signore e Maestro. Luca, inoltre, vede nel gruppo dei discepoli la primizia del nuovo popolo, mentre nei rappresentanti delle nazioni il campo della loro missione universale. In una parola, la Pentecoste compie il tempo della preparazione e inaugura il tempo della missione ad gentes. Lo Spirito è la forza della Chiesa, la suadu,namij, e promuove le sue strutture gerarchiche (apostoli, diaconi), e la sua liturgia (battesimo, imposizione delle mani, eucaristia...), in una parola: la sua organizzazione interna. Una Chiesa animata dallo Spirito, forte della Parola, e sostenuta dalle strutture risplende inoltre per la sua unità e per la sua koinoni,afraterna aperta a ogni uomo.
ØLo Spirito nella vita dei cristiani.
Paolo, scrivendo ai Galati, pone due antitesi: la carne, con le sue opere, e lo Spirito con il suo frutto. Con il termine «carne» l’apostolo non intende la caducità dell’uomo ma il principio del peccato che si contrappone e combatte contro il principio della grazia, lo Spirito Santo. Di queste opere ne elenca quattordici (la pienezza del male) mentre il frutto (karpo,j) dello Spirito è descritto in tre triadi (amore-gioia-pace; magnanimità-benevolenza-bontà; fedeltà-mitezzadominio di sé).
La prima triade presenta in primis l’amore (avga,ph). L’avga,phesprime l’amore come gratuità. Troviamo poi la gioia (cara,) e la pace (eivrh,nh) che hanno entrambi una connotazione messianica. Non a caso in Ef 2,14 Paolo identifica la pace con Cristo. La seconda triade presenta invece la magnanimità come forza nel sopportare le situazioni pesanti della vita, la benevolenza come l’essere utili per gli altri e la bontà. Al riguardo della bontà (benignitas) è interessante ricordare l’osservazione di Tertulliano, là dove afferma che i primi cristiani nella trasparenza della loro bontà (crhsto,thj) venivano chiamati dai paganicrhstia,noiinvece dicristia,noi.[6] La terza triade è aperta dalla fede/fedeltà (pi,stij), a cui segue la mitezza e infine il dominio di sé, che nella cultura del tempo esprime l’ideale dell’uomo maturo. Paolo conclude ricordando che quanti appartengono a Cristo devono combattere contro le insidie del male per far trionfare la vittoria di Cristo nel loro corpo e nella loro vita.
ØLo Spirito nell’approfondimento della fede.
Nei Discorsi di addio,[7] Gesù per ben cinque volte promette il dono dello Spirito; nel brano odierno mette invece in risalto due sue funzioni. Anzitutto quella testimoniale poi quella ermeneutica-interpretativa.
Lo Spirito rende testimonianza a Gesù, attesta la verità delle sue parole e dei segni da lui operati. Allo stesso tempo dà ai discepoli (di tutti i tempi e luoghi) la capacità di rendere testimonianza a Gesù e al suo Vangelo. Egli svela inoltre chi è Gesù e fa penetrare nel cuore e nella vita dei discepoli il suo messaggio e la sua opera, il suo mistero pasquale. La nostra fede s’approfondisce così grazie all’azione dello Spirito.
Paolo, nel suo ministero, arriverà a dichiararsi discepolo dello Spirito;[8] un discepolo divenuto a sua volta maestro rimanendo fedele al contenuto appreso. C’è poi un aspetto dello Spirito che potremmo definire «passivo», quello dell’ascolto: «Dirà tutto ciò che avrà udito».[9] Anche Gesù è presentato da Giovanni come colui che ascolta il Padre.[10] L’ascolto fa sì che lo Spirito sia pienamente in sintonia con il Figlio, come il Figlio è pienamente in sintonia con il Padre. Quanto lo Spirito dice alla Chiesa[11] o al singolo credente[12] viene perciò dal Padre e dal Figlio. Si compie così la profezia di Isaia: «Non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro, i tuoi orecchi udranno questa parola dietro di te: “Questa è la strada percorretela”».[13] Ma non solo: se il discepolo entra nel medesimo dinamismo di ascolto, entra in sintonia di vita con la Trinità. «Vivi al di dentro con essi, i Tre,» – scriveva la beata Elisabetta della Trinità a sua sorella – «il Padre ti comunicherà la sua potenza perché lo ami con un amore forte come la morte. Il Verbo imprimerà nella tua anima l’immagine della sua propria bellezza. Lo Spirito ti trasformerà in una lira misteriosa, che nel silenzio, sotto il suo tocco divino, produrrà un cantico magnifico all’amore. Allora sarai la lode della sua gloria».
Interpretare i testi
Prima lettura
«Tutti furono colmati di Spirito Santo»
At 2,1-11
1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frìgia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
Il racconto della prima Pentecoste cristiana all’inizio degli Atti degli Apostoli[14] svolge per il narratore la funzione di fondamento dell’universalismo cristiano, in quanto il dono dello Spirito Santo rende il progetto di Dio realmente universale: il gruppo dei discepoli è ora potenzialmente aperto a tutti. Luca la presenta come festa della nuova alleanza con numerosi richiami alla tradizione giudaica sull’evento teofanico del Sinai: nel culto giudaico della legge, dunque, viene inserito il dono dello Spirito che porta a compimento la legge e l’alleanza.
Il nome «Pentecoste» è greco e vuol dire «cinquantesimo» (giorno); nella tradizione biblica ebraica invece è chiamata anche «festa delle messi», ma comunemente viene denominata «festa delle settimane», giacché cade sette settimane dopo Pasqua. In origine era una festa agricola delle primizie, ma fu da Israele storicizzata, cioè collegata ad un evento importante della sua storia, che è il dono della legge fatto da Dio sul Sinai. In qualche modo dunque la Pentecoste era sentita come una festa di rinnovamento dell’alleanza sinaitica.
Nell’anno 30 della nuova era, l’anno della morte e risurrezione di Gesù, la comunità giudaica festeggiava a Pentecoste il dono della legge. Cinquanta giorni dopo la Pasqua in cui Gesù era risorto, gli apostoli erano riuniti per festeggiare il ricordo della legge che Dio aveva donato al suo popolo Israele. L’evento di quel giorno ebbe per loro un chiaro significato di cambiamento e di passaggio: dalla legge allo Spirito.
Fortunatamente la versione CEI 2008 ha mutato la precedente traduzione, rendendo in modo corretto l’idea che il giorno di Pentecoste non sta per finire, ma segna il compimento di un tempo prefissato.[15] L’espressione iniziale indica che è arrivato il momento, si è colmato lo spazio di separazione tra Pasqua e Pentecoste, cioè è venuto quel giorno significativo: la stessa formula ricorre anche in Lc 9,51 – che segna l’inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme – e serve a Luca per indicare l’inizio del nuovo viaggio, quello decisivo per la Chiesa.
Per la descrizione della comunità riunita Luca impiega un’espressione tecnica di tipo liturgico che designa l’assemblea convocata per la preghiera: «Tutti insieme nello stesso (luogo)». Ha un significato locale, ma soprattutto personale: erano insieme concordi, unanimi, spiritualmente uniti. Tale sottolineatura sembra derivare da Es 19,8 («tutto il popolo rispose insieme»), perché diversi particolari lasciano intendere che il narratore vuole presentare la comunità cristiana come l’assemblea israelitica del Sinai, a cui richiamano i vari fenomeni teofanici. Non viene detto che ci fu vento, ma che il fenomeno percepito fu quello di un suono, paragonabile a una raffica di vento: di conseguenza `tutta’ la casa viene riempita, come del Sinai si dice che ‘tutto’ il monte era fumante. Anche per le fiamme si tratta di un’immagine: non c’è del fuoco, ma una realtà con forma di lingua e assomigliante al fuoco, cioè una specie di fiamma che s’insedia su ciascuno, ne prende possesso e comunica la fiamma della parola. Il paragone con le lingue serve per anticipare il carisma straordinario che permette agli apostoli di essere capiti da tutti.
Riempiti di questa potenza dall’alto, gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi».[16] Lo Spirito è all’inizio dell’evangelizzazione e il segno di questa fondamentale opera apostolica è espresso dal «parlare in lingue»: ma che cosa significa? Potrebbe trattarsi di un’espressione tecnica per indicare un carisma frequente nella Chiesa primitiva, detto anche «glossolalía»: gli apostoli emetterebbero suoni incomprensibili, in stato estatico, e il miracolo consisterebbe nel fatto che la gente capiva lo stesso.[17] Ma un attento confronto induce a concludere che l’evento di Pentecoste fu un’altra cosa rispetto alla prassi della glossolalia di cui parla la 1Cor, anche se Luca dipende nel linguaggio da questa mentalità, che mostra la glossolalia in stretta dipendenza con il dono dello Spirito.
Probabilmente Luca ha utilizzato l’immagine della glossolalia, illuminata dall’interpretazione profetica, fondendola con lo schema dei cantici spirituali, secondo cui lo Spirito suscita in alcune persone la lode e la profezia. Il linguaggio del Magnificat, ad esempio, con il tipico verbo «megalu,nein» (magnificare, dire grandi cose) è ripreso più volte negli Atti.[18] Lo Spirito fa esultare di gioia per le grandezze del Signore e la lode di Dio è profezia: in At 2,18 Pietro applica la profezia di Gioele agli apostoli che parlano in lingue.[19] Luca ha filtrato con la sua mentalità, secondo l’influsso delle comunità di Paolo, gli antichi ricordi di quel prodigioso evento. Il dono pieno dello Spirito Santo fa iniziare la storia della Chiesa e Luca lo racconta richiamando quel che era già successo all’inizio della vita di Gesù. Sembra dunque che il carisma di Pentecoste appartenga al genere profetico dei cantici spirituali.
Il narratore inoltre annota che «ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua»[20] ed evidenzia che si tratta di un fatto molto strano, giacché coloro che parlano sono tutti galilei.[21] Raccogliendo insieme i vari indizi, si può affermare che il significato prevalente è quello di un discorso comprensibile in tutte le lingue degli uditori: il miracolo consiste proprio nel fatto che tutti gli ascoltatori riuscivano a capire il discorso degli apostoli.
I giudei di Gerusalemme che hanno sentito il fenomeno rumoroso e ascoltano l’inspiegabile parlare degli apostoli vengono «da tutte le nazioni che stanno sotto il cielo».[22] Infatti i giudei, diffusi in tutto il mondo antico, partecipavano alle diverse nazionalità condividendone anche la lingua. Con artificio retorico, il narratore pone in bocca agli stessi giudei un discorso di stupore, in cui vengono elencati i paesi di provenienza di quella folla così variegata.[23] L’elenco delle nazionalità non vuole essere completo: il discorso è decisamente fittizio e ha la tipica forma lucana per presentare quello che pensano i personaggi. L’interesse teologico che muove l’autore è l’universalismo: Luca infatti, quando compone le sue opere, ha ormai maturato l’idea dell’universalità della Chiesa, eppure sa che, all’inizio della missione apostolica, questa apertura universale non c’era ancora. Proprio per questo inserisce nel racconto dell’evento fondamentale un universalismo implicito: il miracolo di Pentecoste ha infatti una valenza implicita, che diverrà esplicita in seguito.
Quel giorno – dice Luca – è stata manifestata la potenza dello Spirito ed è stato rivelato ciò che la Chiesa è in potenza. Il seguito del racconto mostra appunto lo sviluppo della dimensione universale della Chiesa che si apre lentamente a tutte le genti, finché il Vangelo arrivi fino agli estremi confini della terra.
Salmo responsoriale
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Sal 103,1.24.29-31.34
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
Il Salmo 103(104) è uno splendido inno al Dio creatore: celebra in modo lirico ed ampio le lodi del Signore che ha vinto ilka,oje ha stabilito l’ordine (cioè ilko,smoj). Dal lungo testo la liturgia ha desunto solo pochi versetti: i vv. 1 e 24 per introdurre la lode; poi i vv. 29-30 per celebrare la potenza vivificante dello Spirito; infine i vv. 31 e 33 per concludere il canto di gioia.
L’inizio del salmo fa i complimenti al Creatore, rivestito di maestà e di splendore, che ha costruito la volta del cielo, separando le acque dalle acque e rendendo possibile la vita: egli appare come Signore in mezzo, ai fenomeni tipici delle teofanie, su un carro fatto di nubi, trainato dai venti alati e preceduto dai fulmini che fungono da araldi. La conclusione riprende i complimenti, perché il Signore ha fatto tutto con sapienza, e con provvidenza continua a nutrire le sue creature.
La scelta di questo testo per la festa di Pentecoste è dovuta principalmente al v. 30, utilizzato anche come ritornello dalla liturgia. Tale formula è diventata nella tradizione latina un’importante invocazione liturgica per il dono dello Spirito Santo: «Emitte Spiritum tuum et creabuntur! Et renovabis faciem terræ!».
Infatti l’antico poeta celebra il ruolo benefico del respiro di Dio per la vita del cosmo intero: lo Spirito è Creatore e, proprio per questo, conserva la vita del mondo. Se Dio manda il suo Spirito, la creazione è viva; se ritira il suo Spirito, tutto ritorna nella polvere; perciò, con poetica metafora, si dice che il “vento” (in ebraico: rûah) di Dio cambia la faccia della terra, come la brezza umida fa germogliare e fiorire le colline d’Israele riarse dalla siccità.
È il respiro di Dio infatti che tiene in vita l’universo. Se egli toglie il suo soffio vitale, tutto ritorna in polvere; se invece manda il suo Spirito, la creazione si rinnova e ritrova vita.
Seconda lettura
«Il frutto dello Spirito»
Gal 5,16-25
Fratelli, 16camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. 19Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, 21invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; 23contro queste cose non c’è Legge.
24Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
La seconda lettura è tratta dal finale della lettera ai Galati[24] e comprende un passo importante in cui Paolo insegna che la morale cristiana è «una vita secondo lo Spirito». Dopo aver concluso la spiegazione teologica sulla salvezza, insistendo sul fatto che Dio salva in modo generoso e gratuito sulla base della fede, l’apostolo tira le conseguenze: all’essere fa seguito un agire. Il cristiano è stato liberato dalla «carne»: è un dato di fatto; ma poi, concretamente, al cristiano è chiesto di vivere questa possibilità nuova che gli è stata donata.
Col termine «carne» (sa,rx) Paolo designa la forza negativa dell’egoismo, l’istinto della natura umana inclinata al male; ma afferma con forza che essa non domina più la nostra vita. C’è uno «Spirito» (pneu/ma) più forte, che può cambiare la vita dell’uomo; e il cristiano è colui che ha accettato di collaborare con questo Spirito, di utilizzare cioè questa potenzialità per la realizzazione perfetta del progetto di Dio.
Anche nell’uomo redento infatti rimane un elemento negativo chiamato “concupiscenza” (evpiqumi,a– bramosia): è conseguenza della disobbedienza del primo peccato e, al tempo stesso, conferma l’eredità del peccato; nelle facoltà morali dell’uomo, dunque, c’è disordine e in esso si fa sentire prepotente l’istinto che, senza essere peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato. Proprio questa situazione di divisione interna porta al combattimento spirituale e chiede all’uomo un impegno serio e costante: la vittoria, grazie a Gesù Cristo, è possibile, ma la collaborazione dell’uomo è indispensabile.
Il regime della legge è finito: non che la legge sia stata abolita, ma non si tratta più di obbedire con le proprie forze a comandi esterni. La novità è il regime dello Spirito: la forza di Dio stesso abilita l’uomo dall’interno a compiere la legge. Ma lo Spirito non agisce indipendentemente dall’uomo; non porta l’uomo dove vuole, senza che l’uomo voglia. Perché l’azione dello Spirito abbia efficacia pratica è necessario che l’uomo «si lasci guidare». La docilità allo Spirito Santo è dunque condizione della vita nuova in Cristo. Lo Spirito e la carne sono due principi operativi antitetici che si escludono a vicenda, creando nella persona che non si decide una specie di dualismo psicologico; per evidenziare questa contrapposizione Paolo offre un’abbondante esemplificazione.
Le opere proprie dell’uomo, quando segue il suo istinto naturale, sono purtroppo note nella vita di tutti i giorni e riempiono le pagine dei giornali. I quattordici (doppio di sette) peccati che Paolo elenca, si possono dividere in quattro categorie: peccati di lussuria, peccati contro la religione, peccati contro la carità e peccati contro la temperanza. Questo è l’amaro quadro della vita umana guidata dalla «carne», cioè dall’istinto negativo che influenza l’uomo, anche dopo la redenzione realizzata da Gesù Cristo.
In contrapposizione, l’apostolo elenca subito dopo «il frutto» dello Spirito, espressione singolare spiegata da molte sfumature. Alle nove realtà elencate nel testo greco la Vulgata latina neaggiunge altre tre: «benevolenza, modestia e castità»; così si raggiunge il simbolico numero dodici. Questo «frutto (karpo,j)» – uno eppur variegato – rappresenta le perfezioni che lo Spirito Santo plasma in noi come primizie della gloria eterna; grazie alla potenza dello Spirito, i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati nella vera Vite, che è il Cristo, farà sì che portiamo i frutti conseguenti a questo innesto.
Vangelo
«Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità»
Gv 15,26-27; 16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 26«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
16,12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Il brano evangelico proposto dalla liturgia è una compilazione di due testi distinti, tratti dai discorsi dell’ultima cena, che presentano due delle profezie del Paraclito, poste da Giovanni sulle labbra di Gesù in quella solenne occasione. La promessa si è dunque compiuta e l’evangelista, forte della sua esperienza ecclesiale, rielabora con fine abilità teologica le parole del Cristo per precisare come lo Spirito Santo continui l’opera messianica attraverso la missione apostolica.
La prima parte della pericope contiene la terza profezia del Paraclito.[25] La traduzione CEI 1971 rendeva questo vocabolo con «Consolatore», mentre l’attuale versione CEI 2008 ha conservato la parola greca, che indica l’avvocato difensore, colui che è stato chiamato vicino per difendere e sostenere. Infatti il terminepara-klhto,jindica una persona “chiamata” (klhto,j) “vicino” (para.) e corrisponde perfettamente al latino ad-vocatus. In 1 Gv 2,1 lo stesso titolo viene attribuito al Cristo risorto in quanto garante ufficiale che difende la nostra causa presso il Padre. È un termine che richiama il grande schema giovanneo del processo: il processo intentato contro Gesù continua anche contro i suoi discepoli, ma essi non sono soli. Dopo la glorificazione di Gesù essi saranno assistiti da un «altro» Paraclito:[26] il primo è stato Gesù stesso e i discepoli lo conoscono perché egli dimora presso di loro. Dopo la risurrezione, però, egli sarà dentro di loro: non più una compagnia esterna, ma una presenza interna.
Prima[27] Gesù aveva detto che il Padre manderà lo Spirito Santo; ora invece afferma d’inviarlo egli stesso da parte del Padre: con queste fini modifiche Giovanni vuole evidenziare la ricchezza e la complessità del mistero divino, mai esauribile da una sola formula. Questo “Avvocato” viene qualificato come lo «Spirito della verità» e si precisa che «procede dal Padre». Nel linguaggio giovanneo Gesù è la verità, nel senso etimologico greco di av-lh,qeia, cioè “non-nascondimento”, ovvero “rivelazione”: egli è la stessa vita di Dio che il Figlio ha rivelato e ha comunicato. Perciò lo Spirito di verità è lo Spirito di Gesù, strettamente unito alla sua persona e continuatore della sua opera. Inoltre è legato al Padre poiché «procede» (evk-pore,uetai) da lui, cioè uscendo dalla stessa intimità divina si muove verso l’umanità attraverso la preziosa mediazione del Figlio. Tale particolare è stato approfondito dalla tradizione dogmatica dei Padri ed inserito come formula teologica importante nella professione di fede.
Il compito del Paraclito è caratterizzato da diversi verbi nelle varie profezie; in questo caso si parla di testimonianza e si aggiunge che tale funzione è in stretta correlazione con l’opera degli apostoli, i quali danno testimonianza su Gesù per il fatto di essere stati con lui fin dal principio. È chiaro che si vuole evidenziare come dietro le dichiarazioni degli apostoli sia all’opera lo stesso Spirito di Dio e di Gesù. Siamo ancora in contesto giudiziario: nel processo contro Gesù lungo la storia il testimone fondamentale è lo Spirito, che dà ai discepoli la forza e la capacità di testimoniare l’esperienza che hanno vissuto.
La seconda parte del brano liturgico presenta la quinta profezia,[28] che riprende la formula «Spirito della verità» e insiste sul suo compito, già indicato dai verbi “insegnare” e “ricordare”.[29] Ora vengono aggiunte altre quattro importanti forme verbali per caratterizzare la funzione del Paraclito:
1) «vi guiderà a tutta la verità»;
2) «dirà tutto ciò che avrà udito»;
3) «vi annuncerà le cose future»;
4) «mi glorificherà».
L’opera di Gesù infatti ha bisogno di essere capita e, senza lo Spirito di Gesù, i discepoli non possono giungere alla comprensione. Durante la sua vita terrena egli è stato il maestro esteriore; dopo la risurrezione, tramite lo Spirito, diventa il maestro interiore che fa capire il senso di tutto, guidandoli verso la pienezza, continuando a trasmettere loro la parola di Dio e illuminando la loro comprensione riguardo a ciò che accadrà in seguito lungo la storia umana.
Emerge con chiarezza che il processo della rivelazione è continuato dallo Spirito anche dopo la risurrezione di Gesù. La comprensione piena del Vangelo è opera dello Spirito; come opera sua è la comprensione del senso della storia e la capacità di cogliere i segni dei tempi. In questa opera di rivelazione («parlerà») lo Spirito glorifica il Cristo, cioè ne mostra la reale presenza e potenza in tutte le vicende del tempo, rendendo viva ed efficace la sua parola.
Preghiera conclusiva
È lo Spirito il dono che tu,
Gesù risorto,
fai alla comunità dei discepoli.
È lui che li condurrà
a comprendere progressivamente
il senso degli eventi
e delle parole che hai loro rivolto.
Non è possibile entrare
dentro un Mistero così grande,
così bello e così profondo,
magicamente, in un solo momento.
Ecco perché verranno guidati,
giorno dopo giorno, con pazienza,
a discernere la tua volontà
in un mondo complesso e confuso
in cui non è sempre facile orientarsi.
Ecco perché potranno accogliere
le tante sorprese che si troveranno davanti,
senza timori e senza pregiudizi,
senza preconcetti e senza sospetti.
Ecco perché sapranno riconoscere
anche nei disagi e nelle sfide,
negli ostacoli e nelle persecuzioni,
delle autentiche occasioni di grazia
che li obbligano a convertirsi
e a fare posto al nuovo, senza rumore.
Grazie, Signore risorto,
perché mediante lo Spirito
tu rincuori i discepoli,
li difendi nel tempo della prova,
li desti nel giorno della vigilanza,
li rialzi quando sono caduti,
li sostieni nel rendere ragione
della loro solida speranza.
Amen.
[1] Prima lettura, At 2,1-11.
[2] Seconda lettura, Ef 5,16‑25.
[3] Vangelo, Gv 15,26-27; 16,12-15.
[4]Cfr. Lc 11,13.
[5]Cfr. At 1,5.
[6]Tertulliano, Apolog. III, PL 1,330-331.
[7] Gv 15,26-27;16,12-15.
[8]Cfr. 1Cor 2,13.
[9]Gv 16,13.
[10]Cfr. Gv 8,26.
[11]Cfr. At 15,28; Ap 2,1-3,22.
[12]Cfr. At 8,29; 1Cor 7,40.
[13]Is 30,20-21.
[14] At 2,1-11.
[15] At 2,1a.
[16] At 2,4.
[17] Cfr. 1Cor 12-14.
[18] Cfr. At 2,11; 10,46.
[19] At 3,1-5.
[20] At 2,6.11.
[21] At 2,7-8.
[22] At 2,5.
[23] At 2,9-11.
[24]Gal 5,16-25.
[25]Gv 15,26-27.
[26]Cfr. Gv 14,16.
[27]Gv 14,16.26.
[28] Gv 16,12-15.
[29] Gv 14,26.
12:41 Scritto da: donulderico in Lectio Divina - Don Ulderico Ceroni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, vieni!
Pentecoste Messa vespertina nella vigilia
27maggio2012
«Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità …» (Gv 16,3)
Le Letture
Messa vespertina nella vigilia
· Prima lettura: Gen 11,1-9;
· Salmo responsoriale:Sal 32,10-15;
· Su tutti i popoli regna il Signore.
· Seconda lettura: Es 19,3-8a36-20b;
· Salmo responsoriale: Sal 102,1-4.6-717-18;
· La grazia del Signore è su quanti lo temono.
· Terza lettura: Ez 37,1-14;
· Salmo responsoriale: Sal 50,3-4.8-9.12-14.17;
· Rinnovami, Signore, con la tua grazia.
· Quarta lettura: Gl 3,1-5;
· Salmo responsoriale: Sal 103,1-2.24.35.27-30;
· Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
· Epistola: Rm 8,22-27;
· Vangelo: Gv 7,37-39.
«Tutto ti dice e ti nasconde, tutto ti vela e ti rivela».[1]
Con il compimento della cinquantina pasquale – anticipo e caparra del giorno senza tramonto – la Chiesa raccoglie ancora i suoi figli in preghiera in attesa dell’effusione dello Spirito Santo. «O cenacolo, nel quale venne gettato il lievito che fece fermentare l’intero universo!» – canta Efrem il Siro. «Questo fuoco raduna coloro che dal di fuori desiderano vederlo, mentre conforta quanti lo ricevono. O fuoco, la cui venuta è parola, il cui silenzio è luce!».
· Il senso della veglia cristiana.
La notte, con le sue tenebre e il suo silenzio, incute paura e può essere vista come simbolo della morte che minaccia la vita dell’uomo. Per il cristiano, tuttavia, la notte è diventata un tempo di raccoglimento e preghiera grazie al Signore Gesù. È infatti dal cuore della notte più tenebrosa che è sorto il giorno nuovo dischiuso dalla sua risurrezione. La Chiesa, nell’Exsultet, esclama: «O notte veramente beata, che, sola, hai potuto conoscere l’ora in cui Cristo è risorto dal sepolcro». Da quel preciso istante, la notte è diventata un tempo di veglia, dove nell’ascolto delle Scritture si fa memoria dell’evento pasquale e si attende il ritorno ultimo e glorioso del Crocifisso Signore. Così sono iniziate le veglie cristiane. Dapprima i cristiani si riunirono in preghiera nella notte precedente la domenica. In seguito questa usanza si estese alla Pasqua annuale, dando origine alla grande Veglia pasquale. La «madre di tutte le veglie», come la chiamava sant’Agostino, sarà poi il modello di tutte le altre veglie che, poco alla volta, precederanno le altre grandi solennità che commemorano gli avvenimenti della vita di Gesù.
· La veglia di Pentecoste.
Della lunga veglia di Pentecoste la riforma introdotta da Pio XII nel 1955 conservò solo la Messa. È con il nuovo Messale romano, promulgato da papa Paolo VI nel 1969, che sono state aggiunte delle nuove letture all’interno delle quali vengono riprese alcune tappe delle Storia della salvezza culminanti in Gesù Cristo morto e risorto.
Attraverso le letture della veglia, la Chiesa ci aiuta a percorrere sostanzialmente il cammino dell’umanità: dalla dispersione, provocata dal peccato di Babele,[2] alla scelta di un popolo chiamato ad essere strumento per radunare le genti nella confessione dell’unico Dio.[3] Ma questo popolo è stato infedele alla sua vocazione. Ridotto all’esilio è presentato dal profeta Ezechiele come un esercito sterminato di ossa aride.[4] Ma Dio promette una nuova effusione del suo Spirito, nella quale un giudizio di salvezza si estenderà su quanti avranno invocato il suo nome.[5]
Il Messale suggerisce d’inserire la veglia nella Messa. La liturgia della Parola prevede allora altre due letture. La prima è tratta dalla lettera ai Romani ed evidenzia il gemito della creazione, dell’uomo e dello Spirito.[6] Il brano evangelico invece è tratto dal Vangelo di Giovanni e presenta Gesù come la fonte dell’acqua viva che disseta l’arsura dell’umanità.[7]
La veglia, dopo i riti introduttivi, sul modello della Veglia pasquale esordisce con il rito della luce, dove i fedeli accendono le loro candele al cero pasquale: Cristo è la luce che illumina ogni uomo. Segue la memoria del battesimo e l’aspersione con l’acqua benedetta. La liturgia della Parola raccoglie successivamente i fedeli nell’ascolto delle grandi opere di Dio, riattualizzate nei sacramenti. Dopo aver ravvivato il ricordo del battesimo, l’assemblea si dispone a fare memoria della confermazione, rinnovando così la sua libera e gioiosa volontà di testimoniare il Vangelo tra i fratelli. La celebrazione prosegue poi con la liturgia eucaristica.
ØVegliando in ascolto.
· Dalla dispersione all’unità (prima lettura: Gen 11,1-9).
L’umanità non può costruire i suoi progetti a prescindere da Dio. L’esito è la dispersione delle lingue, cioè l’incapacità a comprendersi.
Con l’immagine della torre di Babele, l’autore sacro pone in luce anche la perenne tentazione dell’uomo di superare quella salvifica frontiera che lo mantiene nel giusto rapporto con se stesso, il prossimo e Dio. Il limite (non toccare il cielo) struttura il desiderio e libera dall’illusione della bramosia. Mediante il suo Spirito, Dio stesso realizzerà l’unità nella diversità di tutte le genti. Alla confusione di Babele seguirà così la Gerusalemme dello Spirito.
· L’alleanza e la missione (seconda lettura: Es 19,3-8a.16-20b).
Sul Sinai, Israele ha preso coscienza della sua identità e vocazione: essere segno e strumento di Dio tra tutti i popoli. Così la Chiesa, nella teofania avvenuta nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua,[8] è manifestata al mondo come sacramento «dell’intima unione di Dio e dell’unità di tutto il genere umano».[9] All’interno del grande e variegato arazzo dei popoli, lo Spirito è l’instancabile promotore dell’unità, il sigillo dell’alleanza tra il cielo e la terra.
· Il Soffio che ridona vita (terza lettura: Ez 3Z7-74).
Nella visione del profeta Ezechiele, i quattro venti cosmici penetrano come alito di vita nei cadaveri e i morti riprendono vita. È la vittoria dello Spirito (vento) sulla materia quasi minerale delle ossa calcinate.
È un fatto: nel nostro corpo abita la morte,[10] ma è altrettanto vero che vi dimora lo Spirito Santo.[11] Ed è lo Spirito, come il vento del profeta, che incessantemente alimenta in noi la vera vita. Scrive l’apostolo Paolo: «Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi».[12]
· Lo Spirito senza misura e preclusioni (quarta lettura: Gl 3,1-5).
Con la Pentecoste nasce la Chiesa e si compie la profezia di Gioele: «Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo».[13] Lo Spirito abolisce ogni distinzione di età e di classe sociale e si effonde abbondantemente su tutti. L’umanità è come ricreata. Pietro, nel giorno di Pentecoste, citerà proprio Gioele, mostrando come oramai la profezia ha lasciato posto alla realtà.[14]
L’oracolo di Gioele parla anche di un intervento di Dio che sconvolge le leggi naturali (il sole sarà tenebra e la luna sangue). Questa prospettiva, che rimanda al Calvario,[15] è seguita da un annuncio di salvezza e quindi di grande speranza: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».[16]
· Il triplice gemito (quinta lettura: Rm 8,22-27).
L’apostolo Paolo nel brano proposto dalla liturgia, tratto dal capitolo ottavo della lettera ai Romani, presenta il gemito della creazione, dell’uomo e dello Spirito. Se la creazione e l’uomo esprimono l’ardente desiderio di essere liberati da tutti i condizionamenti della finitudine e della colpevolezza, il gemito dello Spirito, che grida in noi, esprime il desiderio divino di averci già con Lui, liberati dalla corruzione e dalla morte. Questo triplice gemito si fonde in un’unica possente voce affinché tutto trovi pienezza di salvezza. Allora, nella creazione finalmente liberata, il lamento sarà mutato in danza e il gemito in canto; Dio sorriderà all’anima e l’anima a sua volta sorriderà a Dio (Meister Eckhart), in un abbraccio eterno che sant’Ilario chiama in modo suggestivo «godimento».
· L’acqua viva dello Spirito (Vangelo: Gv 7,37-39).
Durante la festa delle Capanne si attingeva l’acqua della fonte di Siloe e la si portava nel tempio per versarla sull’altare assieme al vino. Con questo rito si voleva ricordare il miracolo dell’acqua nel deserto. Gesù promette un’altra acqua, quella dello Spirito.
Questa promessa si compie sulla croce in due momenti: quando egli morirà esalando lo Spirito,[17] e quando dal suo costato aperto, dopo il colpo del soldato, usciranno sangue e acqua,[18] simbolo dei sacramenti. Dalla sorgente misteriosa di Dio è scaturito lo Spirito Santo, che ha penetrato e invaso il Cristo. Dalle sue viscere è scaturita una sorgente d’acqua che si offre a quanti credono in lui. A sua volta, nelle viscere del credente l’acqua dello Spirito diviene sorgente che zampilla per la vita eterna, sorgente le cui acque riconducono a Dio.
[1]A. Lerbret.
[2] Prima lettura, Gen 11,19.
[3] Seconda lettura, Es 19,3-8a.16-20b.
[4] Terza lettura, Ez 37,1-14.
[5] Quarta lettura, Gl 3,1-5.
[6] Rm 8,22-27.
[7] Gv 7,37-39.
[8] Cfr. At 2,1-11.
[9]LG 1.
[10] Cfr. Is 40,6.
[11] Cfr. 1Cor 6,19.
[12] Rm 8,11.
[13] Gl 3,1.
[14] Cfr. At 2,17-21.
[15] Cfr. Mt 27,45.
[16] Gl 3,5.
[17] Gv 19,30-
[18] Gv 19,34.
12:40 Scritto da: donulderico in Lectio Divina - Don Ulderico Ceroni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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