01/02/2012

V DOMENICA ORDINARIA “B”

V DOMENICA ORDINARIA “B

 

IL MISTERO DELLA SOFFERENZA

 

«Andò per tuttala Galilea,predicando nelle loro sinagoghe...» (Mc 1,39)

 

RITI DI INTRODUZIONE

 

Prima della Celebrazione:

M.     Fratelli e sorelle, siamo chiamati oggi dalla Parola di Dio a riflettere sulla nostra condizione umana: in essa noi sperimentiamo dolore e sofferenza, e tuttavia proprio in essa possiamo adorare il Signore come fonte della vita e invocare la sua protezione, poiché egli è unico fondamento della nostra speranza. Ascolteremo dalle letture l’annuncio della sua volontà di guarirci da tutte le nostre infermità. La prima lettura, attraverso la parola di Giobbe, ci presenterà un quadro pessimistico della condizione umana: la vita è duro lavoro, è un soffio, mesi di illusione e notti di dolore. Nonostante questo, Giobbe non è disperato, ma invoca Dio che si ricordi di lui. La risposta del vangelo di Marco all’invocazione dell’umanità sofferente sta nell’indicare, attraverso la vita e l’azione di Gesù, la volontà liberante di Dio. Per questo Paolo dirà, nella seconda lettura, che non può non predicare il Vangelo, la buona notizia del Dio che si prende cura di noi, e in nome del Vangelo farsi servo di tutti. Il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza si conformerà a quello di Cristo: perciò non sarà né di rivolta né di disperazione, ma di accettazione e di abbandono incondizionato nelle mani del Padre, sull’esempio di Gesù, che nella sua agonia ha pregato: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito».

 

Introduzione al canto di inizio:

M.     Ci stringiamo ogni Domenica attorno al Signo­re, come le folle un tempo, per trovare in Lui salvezza e speranza. A Lui innalzia­mo concordi un inno di lode ...

 

Saluto:

P.      Il Dio ricco di tenerezza, compassionevole e misericordioso, vi mostri il suo amore: la sua grazia e la sua pace siano con tutti voi. E con il tuo spirito!

 

Introduzione alla celebrazione:

 P.     Fratelli e sorelle, lo spettacolo di una umanità che soffre può lasciare indifferenti noi, non certo Dio. Egli vede e comprende il dolore umano, se lo carica sulle spalle e lo porta con noi e per noi. A lui affidia­mo le nostre fragilità; alla sua premura, soprattutto, consegniamo tanti fratelli e sorelle che vivono nella sofferenza, nella malattia, nella solitudine, nella precarie­tà, affinché egli – mediante la chiesa – continui a prendersi cura dei più debo­li. Mentre apriamo gli occhi e il cuore al dono supremo della vita, diritto e dove­re di tutti, invochiamo anche il suo perdono, per non esserci fatti «tutto a tutti» con le opere dell’amore fraterno.

 

Invocazioni per l’atto penitenziale:

P.      Signore, la vita umana è nutrita da mesi d’illusione e da notti di dolore; abbi pietà del male del mondo: Kyrie, eleison!

 

P.      Cristo, non è per noi un vanto, ma un dovere predicare il vangelo; abbi pietà del dolore del mondo: Christe, eleison!

 

P.      Signore, passato tra noi facendo del bene a tutti; abbi pietà del peccato del mondo: Kyrie, eleison!

 

Colletta:

P.      Dio di bontà e di tenerezza, tu ci hai creati per una vita ricolma di gioia e di gloria. Apri il nostro cuore allo stupore e alla meraviglia: donaci di riconoscere nel Signore Gesù colui che è venuto per liberarci dalla schiavitù e dalla morte per offrirci la possibilità di cantare la gioia della vita.

 

Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te... Amen.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura (Gb 7,14.6-7):

M.     Alle prese con la sofferenza, il paziente Giobbe è quasi disfatto, sull’orlo della disperazione. Non comprende per qual motivo è castigato, dal momento che non ha coscienza di aver peccato. Ciononostante non si allontana da Dio: si sottomette e continua ad adorarlo in silenzio.

 

Salmo Responsoriale (Sal 146,1-6):

M.     Immensa è la tenerezza di Dio per noi. Senza misura la sua benevolenza. Medico dei corpi e ancor più delle anime, egli guarisce le nostre ferite. Come potremo non innalzare a lui il nostro canto di lode?

 

Seconda Lettura (1Cor 9,16-19.22-23):

M.     Chiamato da Cristo ad annunciare il vangelo, Paolo ha deciso di rendere la sua missione più efficace esercitandola nella sua gratuità assoluta e donando tutto se stesso. Gli basta Dio.

 

Vangelo (Mc 1,29-39):

M.     L’evangelista Marco ci fa vivere con Cristo una giornata del suo ministero a Cafarnao, la città di Pietro e di Andrea. Egli annuncia il regno di Dio, guarisce i malati, caccia i demoni, tutte attività che non impediscono per nulla la sua vita di preghiera.

 

Preghiera dei Fedeli:

P.      Cari fratelli ed amici, di fronte alle difficoltà e alle sofferenze della vita, alziamo lo sguardo al Padre che, per mezzo di Gesù, vuole guarire le nostre infermità. Preghiamo il Signore affinché ci doni abbondante fede e viva speranza, perché in un mondo inquieto non perdiamo la capacità di cercare senso e felicità, per noi e per tutti.

 

Intenzioni di Preghiera:

M.     Preghiamo insieme dicendo: «Signore della vita, ascoltaci!»

 

1.      Il mondo, Signore, è un labirinto di dolore. Troppi uomini hanno fame, trop­pi sono malati, troppi sono vittime di tragedie, di ingiustizie e di prepoten­ze, troppi bambini sono oggetto di sfruttamento... Signore, mostrati Padre di tutti, ma rendi anche noi fratelli e sorelle di tutti. Ti preghiamo:

 

2.      Guai a noi se non annunziassimo l’Evangelo. Troppi uomini e donne non hanno ancora avuto la grazia di ascoltare la Parola di vita e di credere nel tuo Figlio. Signore, spingi la Chiesa a trovare forme sempre nuove per proclamare la buona notizia della salvezza, affinché a tutti venga comunicato il tuo amo­re. Ti preghiamo:

 

3.      Scacciare i demoni sembra attività fuori tempo e fuori luogo. Eppure il male si insinua in mezzo a noi e ambisce a governare la vita umana. Signore, aiutaci a identificare il male e a combatterlo con la forza della luce, della verità e del bene. Ti preghiamo:

 

4.      In ogni comunità vi sono molti malati nel corpo e nello spirito, che si rivolgo­no a te, per cercare conforto e guarigione. Signore, sii per ciascuno di loro un buon cireneo che aiuta a portare una croce pesante, e fa’ sorgere in ogni par­rocchia un movimento di partecipazione alla vita e ai problemi dei più biso­gnosi. Ti preghiamo:

 

5.      Signore, tu sapevi chinarti su tutte le sofferenze umane. Fa’ di noi, tuoi discepoli, i servi disinteressati dei nostri fratelli infelici. E se il dolore ci visita personalmente, martirizzandoci nell’anima e nel corpo, aiutaci a portare la nostra croce come tu hai portato la tua, con coraggio, con fiducia, con amore. Ti preghiamo:

 

Orazione conclusiva:

P.      Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’uni­verso, dalla tua bontà abbiamo ricevuto il medico celeste, che, con la forza della Parola creatrice, ha risanato ogni dolore del mondo. Egli ci rialza dalle nostre ca­dute, e, guarendoci il cuore, ci rende capaci di una dedizione per i fratelli pari alla sua. Grazie a lui benediciamo te, o Padre, nei secoli dei secoli. Amen.

 

LITURGIA EUCARISTICA

 

Introduzione all’Offertorio:

M.     Portiamo all’altare pane e vino, segni del nostro lavoro e della nostra vita. L’offerta che Dio ci chiede, il culto vero che noi possiamo rendergli, è infatti la nostra vita posta all’ascolto della sua parola e aperta a coloro che incontriamo, per indicare a tutti, con la nostra testimonianza concreta, il senso che essa riceve da lui e la speranza che ci libera dalle nostre angosce. Con il pane ed il vino of­friamo al Signore la nostra povertà e il dolore del mondo, perché dalla sua cro­ce venga ad ogni vita redenzione e speranza. A lui eleviamo la lode del canto ...

 

Si consiglia il Prefazio Comune VIII, Gesù buon samaritano e la Preghiera euca­ristica V/c.

 

Al Padre nostro:

P.      Nella preghiera che Gesù ci ha insegnato noi invochiamo il Padre affinché ci liberi da ogni male. Nella risurrezione di Gesù Dio stesso si è fatto garante della nostra speranza. Chiediamo con fiducia di percepire già ora, nella nostra vita, la sua presenza liberante. E obbedienti alla parola di Gesù salvatore, osiamo dire: Padre nostro...

 

Introduzione Alla Comunione e al canto di processione:

M.     Vera comunione con Cristo è anche vera comunione, cioè solidarietà, con coloro con cui Gesù si è identificato: i poveri, gli umili della terra. A partire, naturalmente, dagli ultimi nella nostra comunità. Possiamo dare loro una mano, nella loro sofferenza, ed essere così portatori di speranza e testimoni della salvezza che viene da Dio. Se ci nutriamo di Cri­sto viviamo di lui e da lui riceviamo ogni dono perfetto. A lui affidiamo la nostra vita, mentre lo celebriamo con il canto...

 

RITI DI CONCLUSIONE

 

Preghiera dopo la Comunione:

P.      Molte volte, Signore,

sei stato in Gerusalemme, nel cuore della città,

dove c’era tanta gente, ma anche

tanto affarismo e tanti con la doppia faccia.

 

La maggior parte del tempo però

L’hai speso nei piccoli paesi di provincia,

nei villaggi sperduti,

dove la gente odora di sudore

e le case hanno lo squallore della povertà.

 

Dona anche a me, Signore, un cuore

che preferisca la vita del povero,

il danaro sudato al danaro arrangiato o rubato.

 

Dona anche a me un cuore

che sappia vivere senza troppe esigenze,

che sappia contentarsi di quello che ha,

preoccupato unicamente

di stare vicino ai dimenticati e agli emarginati

ed anche a coloro che invece dei guanti felpati

portano in mano i duri calli della fatica.

 

La scelta dei poveri e dei senza voce,

che tu esigi da me,

non può restare né letteratura

né pura affermazione programmatica:

deve essere costume costante di vita e di operosità.

Amen.

 

Al Congedo:

P.      Cari amici, dopo aver ascoltato la parola del Signore ed esserci nutriti del suo corpo, cerchiamo di essere più aperti alle sofferenze e ai dolori dei nostri fratelli, per essere in mezzo a loro testimoni della bontà di Dio. Portiamo a tutti il Vangelo della vita donatoci da Gesù il Cristo! Offrite a tutti la salvezza di Dio. Andate in pace!

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