08/02/2012

VI DOMENICA ORDINARIA “B”

VI DOMENICA ORDINARIA “B

 

DIO DELLA COMPASSIONE

 

«Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio...» (Mc 1,40)

 

RITI DI INTRODUZIONE

 

Prima della Celebrazione:

M.     Fratelli e sorelle, il Signore Gesù ci accoglie alla mensa domenicale della Parola e dell’Eucaristia; egli ci annuncia la buona novella del regno, guarendo il nostro cuore malato di solitudine ed egoismo. Oggi lo vediamo curvarsi sopra un lebbroso per guarirlo. L’esclusione e l’emarginazione a cui gli uomini condannano altri uomini, trovano nell’incontro con Gesù, di cui parla il vangelo di oggi, un severo rifiuto.

La guarigione di un lebbroso operata da Gesù è qualcosa di più di una semplice liberazione dalla malattia. Egli, toccandolo con la sua mano, esprime la solidarietà e la partecipazione di Dio alla nostra debolezza e alla nostra sofferenza. Ma il gesto di Gesù è soprattutto un invito rivolto a noi, ad andare oltre tutte le discriminazioni e le scelte di esclusione di cui possiamo renderci anche oggi protagonisti.

Animati da questa speranza e dall’esempio di Gesù, possiamo invocare: «Risanaci, o Padre, dal peccato che ci divide, e dalle discriminazioni che ci avviliscono …».

Cantiamo la nostra gioia di ritrovarci guariti intorno all’unica mensa dell’amore fraterno.

 

Saluto:

P.      Grazia e pace da Dio, che guarisce e salva, siano con tutti voi! E con il tuo spirito!

 

Accoglienza e invito all’atto penitenziale:

P.      Cari amici, la liturgia di oggi ci presenta Gesù nel suo ministero pubblico, che annuncia la Buona No­vella e guarisce un lebbroso. La lebbra è il simbolo del male. Noi abbia­mo l’abitudine di guardare soprattutto ciò che va male e di insistere su questo mondo che è malato. Sì, il mondo è malato, come dice il Vangelo. Ma nel cuore della nostra vita c’è la sorgente di ogni guarigione, Gesù Cristo, che ha preso su di sé la nostra lebbra, il nostro male, per farci par­tecipare fin da ora alla sua risurrezione. Apriamoci a lui con fiducia e rico­noscendoci peccatori invochiamo la sua compassione e il suo perdono.

 

Invocazioni per l’atto penitenziale:

P.      Signore, che non respingi mai le invocazioni degli infelici, abbi pietà di noi. Signore, pietà!

 

P.      Cristo, che hai preso su dite i nostri peccati, abbi pietà di noi. Cristo, pietà!

 

P.      Signore, che ispiri ai peccatori la fiducia e il pentimento, pegno del perdono divino, abbi pietà di noi. Signore, pietà!

 

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura (Lv 13,1-2.46-46):

M.     Trattandosi di una malattia ritenuta inguaribile e contagiosa, la lebbra è per Israele segno del male morale, il peccato. L’esclusione e l’isolamen­to dalla vita familiare, sociale e religiosa erano vissuti anche come esclusione dal­la comunione con il Signore. La guarigione dalla lebbra – come ascolteremo nel Vangelo – acquisterà il significato simbolico dell’azione di Dio che in Gesù per­dona il peccato e dona la gioia per la salvezza ritrovata.

 

Salmo Responsoriale (Sal 31,1-2.5.11):

M.     La gioia del salmista la sperimentiamo anche noi partecipando alla celebrazione eucaristica: nel momento in cui ci riconosciamo peccatori, ci accostiamo con fiducia alla sorgente della grazia, partecipiamo al sacrificio di Cristo che ci purifica dal male e ci dona la gioia di una vita rinnovata. Ripetiamo insieme: Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia!

 

Seconda Lettura (1Cor 10,31-11,1):

M.     Paolo precisa il comportamento riguardo alle carni offerte agli idoli: il cristiano non può mangiarle in un banchetto sacro; se invece sono state comperate sul mercato, ci si regoli con tutta libertà, cercando solo di non offen­dere la sensibilità altrui, di evitare di scandalizzare il fratello. Infatti va ricercata soprattutto l’unita ecclesiale e la gloria di Dio.

 

Vangelo (Mc 1,40-45):

M.     Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che guarisce un lebbroso. Non si tratta solo di un semplice fatto prodigioso, ma di un gesto signifi­cativo che sottolinea l’irruzione di un mondo nuovo.

 

Preghiera dei Fedeli:

P.      Il salmista è certo che «la grazia cir­conda chi confida nel Signore». Preghiamo, quindi, il Padre perché quanti sono nella prova e nel dolore possano gioire della salvezza e liberazione che Dio so­lo può dare.

 

Intenzioni di preghiera:

M.     Preghiamo insieme e diciamo: «Ascoltaci, Signore!»

 

1.      Preghiamo per la Chiesa: accolga i deboli e i peccatori con la stessa compassione e misericordia di Cristo. Preghiamo, fratelli.

 

2.      Preghiamo per coloro che la malattia, la vecchiaia o la condizione so­ciale emargina dal vivere insieme ai propri fratelli: trovino nella parola di Gesù e nella carità dei cristiani la speranza di una vita migliore e la forza di non disperare. Preghiamo, fratelli.

 

3.      Preghiamo per la società civile: affronti con impegno e risolva con re­sponsabilità e con umanità i problemi degli emarginati, dei poveri e dei deboli. Preghiamo, fratelli.

 

4.      Preghiamo per i giovani e per le opere caritative: trovino nell’animazio­ne sociale e caritativa uno sbocco al loro desiderio di impegnarsi e di rendersi utili. Preghiamo, fratelli.

 

5.      Preghiamo per  chi assiste le persone che soffrono: compiano la loro preziosa missione in­fondendo la gioia e la speranza provenienti dalla certezza che Cristo ha sof­ferto per noi e per la nostra liberazione dal male e dal peccato. Preghiamo, fratelli.

 

6.      Per la nostra comunità parrocchiale: la buona notizia del Vangelo la guarisca dal male e la renda testimone credibile della vita nuova che Cristo offre a tut­ti gli uomini, preghiamo.

 

Orazione conclusiva:

P.      Signore, tu sei la consolazione degli afflitti, la speranza degli infelici. Tu sei la guarigione e la vita. Aiutaci a condividere con i fratelli più sfortunati il peso della sofferenza per donare a tutti un raggio della tua presenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

LITURGIA EUCARISTICA

 

Al Padre nostro:

P.      Le nostre miserie sono grandi. Più grande ancora è la tenerezza di Dio verso di noi. Ricorriamo al suo cuore di Padre affinché egli ci guarisca e ci salvi. Padre nostro…

 

Al segno di pace:

P.      Rimuoviamo da noi la lebbra del male che ci divide gli uni da­gli altri. Scambiatevi il bacio santo della pace!

 

RITI DI CONCLUSIONE

 

Preghiera conclusiva:

P.      Anch’io, Signore,

voglio parlarti come il lebbroso,

che non ha preteso la guarigione,

ma si è messo nelle tue mani

disposto ad accettare

la tua volontà comunque fosse.

 

Se vuoi, ascoltami;

se vuoi non ascoltarmi, tacerò.

Se vuoi, aprimi la porta del tuo cuore,

ma se non vuoi

resterò ancora fuori ad aspettare.

 

Se vuoi, indicami la mia strada:

ne sarò felice,

ma se vuoi che ancora resti nell’incertezza

accetto anche l’inquietudine della ricerca.

 

Se vuoi disporre di me come a te piace

non faccio alcuna obiezione

giacché la tua volontà è la mia volontà.

 

Sono consapevole di essere

e voglio vivere nelle tue mani

come la creta in quelle del vasaio.

 

Vengo in chiesa,

ma il cuore ne resta lontano.

Come cristiano, ma anche come uomo,

sono proprio ributtante:

mi faccio schifo.

 

Non nella mia,

ma nella tua volontà è la sorgente

della piena realizzazione di me.

Amen.

 

Al congedo:

P.      Secondo la raccomandazione dell’Apostolo Paolo, sforzia­moci di cercare in tutto la gloria di Dio, specialmente nelle nostre relazio­ni con gli altri. Siano sempre improntate alla più squisita carità. Andate e portate a tutti l’amore di Cristo!

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